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L'ambiente

Il comprensorio territoriale che racchiude i comuni delle Valli del Natisone, dell’Erbezzo, dell’Alberone e del Cosizza, rappresenta un caso decisamente particolare nel panorama culturale ed ambientale della nostra regione.

Di fatto questa terra, abitata da secoli da gente di lingua slava, ma gravitante da sempre verso la pianura friulana,  ha subito nella seconda metà del secolo scorso, una sistematica campagna di isolamento e depauperamento a causa dela sua particolare posizione geografico-politica. Estremo “baluardo” di frontiera, militarizzata, svuotata dalle attività produttive in un clima da “guerra fredda”,  dopo lo spopolamento causato dall’emigrazione, questa terra si è progressivamente impoverita di gente e di lavoro, diventando naturale cuscinetto tra due stati, due blocchi, due politiche, due modelli economici.

Se a tutto ciò aggiungiamo che questa scellerata politica avveniva nel preciso momento storico in cui tutta l’Europa trasformava repentinamente la propria civiltà contadina in un nuovo modello sociale tipicamente industriale, l’alfabetizzazione forzata aveva il sopravvento sulle tante Italie preesistenti, le nuove comunicazioni di massa si diffondevano in maniera invadente, se teniamo in considerazione tutto ciò non ci risulta difficile capire il distacco inevitabile che in pochi anni si è creato tra queste terre di confine e il resto del paese; distacco che se da una parte ha significato abbandono e spopolamento, dall’altra ha consolidato una preziosa forma di conservazione culturale e ambientale.

Tutto ciò per giustificare e spiegare sommariamente il particolare isolamento culturale di queste terre che ne fa un  contenitore unico e irripetibile di sapere, pratiche e tradizioni popolari.

In certe occasioni sembra che il tempo si sia magicamente fermato, sembra che qui esistano ancora conoscenze appartenenti ad un altro universo culturale, molto lontano nel tempo. Eppure certe conoscenze ormai dimenticate a pochi chilometri di distanza, qui continuano a vivere ben radicate nel corpus del sapere culturale. Non sempre è facile riconoscerle, anche qui la defunzionalizzazione della tradizione ha progressivamente reso meno quotidiano l’uso dell’antico sapere che emerge soprattutto in quelle occasioni rituali collettive ben individuabili nel calendario delle scadenze stagionali.

Il Carnevale

Il Carnevale, nelle Valli del Natisone conserva meglio che in altre parti i tratti fondamentali dell'arcaico rituale di passaggio. Tratti fondamentali sono il mascheramento, l’inversione dei ruoli, la musica, il ballo, lo scherzo, la raccolta delle offerte. Il tema di fondo è sempre il contrasto tra il bene e il male, il vecchio e il nuovo, l'inverno e la primavera..……

Ma i tratti caratteristici dei Carnevali delle Valli stanno nei mascheramenti. Isolato nei suoi aspetti peculiari è quello del blumarji, vestiti di bianco con un bastone in mano, una serie di campanacci indosso ed un alto copricapo variopinto a forma di albero stilizzato, corrono lungo un percorso circolare in una pratica rituale riconducibile ad una prova “iniziatica”, che consiste nel portare a termine tanti giri quanti sono i suoi mascherati e comunque sempre in  numero dispari.

La maschera del pust (letteralmente il carnevale), costruita con brandelli di tessuto e carta multicolori, con un alto copricapo a forma di cono, coperta in viso, dotata di diversi campanacci sulla schiena e pinze retrattili (kliešče) in mano, con le quali afferra i passanti.

Simbolicamente importanti sono le maschere dell’angelo e del diavolo, figure mascherate molto antiche. Altre tracce antiche di mascheramenti sono rappresentate dai mascheramenti zoomorfi (il gallo e la gallina di Mersino), masheramenti augurali come quelli caratterizzati dai cappelli fioriti dei carnevali di Montemaggiore e di Mersino, la coppia di anziani, l'uomo nel cesto portato da una vecchia.

Il carnevale rappresenta la fine dell'inverno. Con la primavera si ripropongono le tradizioni religiose legate alla Pasqua. La purificazione del fuoco pasquale la benedizione dei pani, delle uova e delle case.

Nella settimana legata al solstizio d’estate si ripetono i riti della notte di San Giovanni. Lo strategico momento di passaggio dalla primavera all’estate viene rappresentato da uno dei rituali più conosciuti: il kries, il falò di San Giovanni.

Il valore simbolico del fuoco rappresenta da una parte l’eliminazione del vecchio, dall’altra la purificazione del nuovo.

Significativi sono il corpus delle tradizioni alimentari, l’universo della tradizione orale, della lingua, del repertorio delle favole e delle leggende, del canto, della musica.

Tratto da “Tradizioni popolari nelle Valli del Natisone”  di Valter Colle
in “Valli del Natisone Nediške doline”
Cooperativa Lipa Editrice