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TERRITORIO

Un primo modo di prendere la misura del territorio delle Valli del Natisone è consi­derare la rilevanza dei numeri: sette comu­ni - Drenchia, Grimacco, Stregna, Savogna, Pulfero, S. Leonardo e S. Pietro al Natisone - su un'area di 175 Kmq con la punta mas­sima di 17.640 abitanti (censimento del 1921) distribuiti in 175 paesi. Un paese e 100 abitanti per Kmq costituiscono un si­stema insediativo diffuso capillarmente su tutto il territorio dalla quota più bassa di Ponte S. Quirino (152 m) a quella più alta di Montemaggiore (955 m) con una densità di abitanti notevole se rapportata alle risor­se agricole a disposizione essendo stato il lavoro contadino la fonte primaria del red­dito della popolazione.

L'area presenta in modo prevalente una morfologia di tipo collinare con limitate zone pianeggianti lungo i principali corsi d'acqua, (fiume Natisone, torrenti Albero­ne e Cosizza) e con caratteri montani a ri­dosso dei contrafforti del Monte Mia (1237 m), del Monte Matajur (1641m) e del mon­te Kolovrat (1243 m).

Il territorio preso in esame, (denominato Benecija nella forma dialettale slovena) è singolare per il suo carattere prealpino che dal punto di vista geografico si presenta nella forma di un bacino semicircolare delimitato a nord-est dal sistema montuoso di spartiacque; per il suo carattere sloveno che dal punto di vista etnico e culturale è riconoscibile nel gruppo etnico che da ol­tre 1300 anni vive in quest'area "come na­zione diversa e separata dal Friuli" (C. Po­drecca, 1884: 66) e infine per la sua natu­ra di confine, costituendo la propaggine più occidentale del vasto mondo slavo che qui si incontra con quello latino.
Il territorio così sinteticamente descritto sarà in seguito inteso come un insieme di fatti materiali, di elementi costruiti, dove l'architettura è il segno della storia, della cultura, dei conflitti, delle permanenze e delle evoluzioni che restituiscono un pae­saggio trasformato dal lavoro umano e identificabile attraverso un singolare rap­porto tra costruzione e natura.
Lo sguardo dal presente al passato.
Per cogliere i caratteri più significativi del territorio è necessario seguire in senso in­verso la linea del tempo per avvicinarci a quel momento storico in cui la struttura­zione antropica del territorio, considerata nel suo complesso, ha prodotto l'impronta più incisiva e di lunga durata che ancora oggi definisce l'immagine prevalente del paesaggio delle Valli del Natisone.
Una seconda lettura riguarda la scala di ri­ferimento, dal grande al piccolo, e l'impor­tanza dei manufatti, la loro visibilità, per­sistenza e durata. Dalla scala geografica dove i segni impressi al paesaggio sono più labili, meno visibili e alle volte impercetti­bili, fino agli edifici che presentano una maggiore stabilità della forma costruita.
Ed infine, rispetto ad una descrizione dello stato di fatto dei manufatti si è preferito al­le volte soffermarsi sui processi di costru­zione ed evoluzione degli stessi per coglie­re le interazioni culturali e misurare le mo­dificazioni dello spazio fisico allo specchio delle trasformazioni della società.